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Caso mensa, Chiassai e Tassi scrivono al Ministero per linee guida chiare. Riaperte le iscrizioni

Sindaco e assessore rilanciano sulla necessità, come già fatto in passato con la richiesta di una proposta di legge ad hoc, di rendere la mensa scolastica un servizio pubblico essenziale con finalità di diritto allo studio e non più “ a domanda individuale” con una tariffa da rispettare

L'assessore Tassi

Il Sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai Martini e l’Assessore Stefano Tassi scrivono al Ministro dell’Istruzione Fioramonti e all’Assessore regionale Grieco in merito all’assenza di linee guida sul rischio di “caos” conseguente alla sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto la possibilità per le famiglie di portarsi un pasto domestico da consumarsi a scuola. Alla luce di questa sentenza, infatti, il tempo mensa rientra nel tempo scuola, contrariamente alla legge vigente sull’attivazione del servizio. Sindaco e Assessore rilanciano sulla necessità, come già fatto in passato con la richiesta di una proposta di legge ad hoc, di rendere la mensa scolastica un servizio pubblico essenziale con finalità di diritto allo studio e non più “ a domanda individuale” con una tariffa da rispettare. L’Assessore Tassi spiega la questione:

“Il Comune di Montevarchi aveva già manifestato le difficoltà degli enti locali, delle famiglie e della scuola stessa nel gestire la mensa in rapporto ad una legge del 1983 che la considera ancora un servizio a domanda individuale e non un prolungamento del tempo scolastico. La recente sentenza della Corte di Cassazione che respinge la possibilità alle famiglie di consumare il pasto domestico a scuola provoca delle contrapposizioni con la legge vigente con responsabilità ricadenti sui Comuni e sulle Istituzioni scolastiche. L’origine del problema è di carattere normativo: i Comuni non hanno, ad oggi, l’obbligo di istituire la mensa rientrando nei servizi pubblici a domanda individuale; solo se il servizio viene richiesto, diventa un obbligo di legge stabilire una quota di copertura tariffaria a carico dell’utenza, prevedendo di seguito anche le agevolazioni in base al reddito e al carico familiare. La sentenza di Corte di Cassazione ha stabilito invece che le famiglie, nell’accogliere il tempo pieno o prolungato a scuola, accettano l’offerta formativa che comprende anche la mensa. Purtroppo, però, a livello nazionale siamo carenti di una legislazione che considera effettivamente il tempo mensa facente parte del tempo scuola. E’ necessario pertanto mobilitarci per chiedere che la refezione scolastica , in quanto legata al diritto allo studio, rientri di diritto nei servizi pubblici universali in modo da assicurare l’accessibilità a tutti, senza rifiuti anche di carattere culturale o soggettive. Esiste già una proposta di legge, richiesta dal Sindaco Chiassai Martini, già depositata in Parlamento e presentata a suo tempo proprio a Montevarchi, che va in questa direzione. Non solo il Comune di Montevarchi, ma anche gli altri Comuni, sono carenti di linee guida per gestire coloro i quali non usufruiscono della mensa in quanto consumatori fino ad oggi di pasti domestici. I nostri uffici  stanno collaborando attivamente con la scuola per recuperare quelle famiglie che avevano deciso di non iscriversi alla mensa e che per il comune di Montevarchi sarebbero circa 200 bambini secondo i dati dall’anno scorso. Per questo motivo, oltre naturalmente ad una attività di informazione in tutti i nostri plessi scolastici, riapriremo la piattaforma di iscrizione alla mensa da domani 27 settembre fino al 3 ottobre per permettere alle famiglie, che non lo hanno ancora fatto, di adeguarsi alle nuove disposizioni. Chi non risponderà, verrà contattato nuovamente dai servizi scolastici e poi dai servizi sociali per capire i motivi di una mancata assunzione di responsabilità genitoriale  Mi permetto di dire al PD, sempre che non vogliano prendere la mensa come feticcio propagandistico, che il nostro regolamento comunale non c’entra nulla con quanto sta accadendo. Grazie alle nuove modalità di accesso siamo in grado di effettuare un maggiore controllo sul numero di chi potrebbe restare senza l’attivazione della mensa, avendo gli strumenti necessari per intervenire in caso di difficoltà economiche o sociali, ricordando che lo scandalo del debito di oltre 500mila euro sulle morosità non dipendeva da famiglie indigenti, ma da benestanti che sistematicamente non pagavano il servizio. Ora che il PD è al Governo, invito i loro rappresentanti a farsi carico attivamente della nostra proposta, il testo di legge è già pronto, per rimediare alle carenze legislative e dotando i Comuni delle risorse adeguate per gestire i servizi essenziali”

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